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Vittorio Correale, MPS Banca Personale spa (Gruppo MPS)
Ci sono molti modi per parlare di marketing & comunicazione. Questa rubrica intende raccogliere la sfida "impossibile" di sperimentarne qualcuno in più. Cercheremo di approfondire gli argomenti in modo leggero ma non superficiale, divertente ma non banale. Di volta in volta con un racconto, una intervista "impossibile", un test, un sondaggio, la confessione (anonima) di un terribile flop, perfino un giallo…
Naturalmente sarete voi a giudicare e a determinare il successo della formula o il suo invio al macero: vi invitiamo ufficialmente a fare le cavie, promettendovi una sola cosa: non ci prenderemo troppo sul serio. A presto.
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Orgoglio & Storyboard.
Il Dir. Mktg Livio De Nutis avrebbe rinunciato ad un 10% del suo stipendio di quel mese, a tutti i fringe benefits e forse pure ad un paio di falangi, pur di meritare con i fatti la fiducia di Sir Alfred Townish, il Vice President Marketing & Communication della grande multinazionale automobilistica. Ci voleva un'idea, anzi un'Idea. Questa volta Livio non commise l'errore di inseguirla, di invitarla formalmente, di ricercarla nei luoghi deputati: i soliti incubatori di creatività specialistica, i soliti forum per gli addetti ai lavori, le solite ricerche quali-motivazionali. Guardò anzi con crescente disgusto le riviste settoriali impilate nella vetrinetta, i soliti faccioni da guru in copertina, le solite interviste ruffiane ed autoreferenziali, le solite foto dei marketing manager con dressing, location e posture sempre più improbabili e sempre meno spontanee. Possibile, si chiese Livio,
che il look degli uomini della comunicazione non abbia zone grigie, ma debba essere invariabilmente o 1) quello di androidi sperimentalisti dall'identità sessuale oscura e indefinibile o, al contrario, 2) quella di opachi burocrati ingrigiti dalla refrattarietà al cambiamento degli interlocutori interni, che rimpiangono di non aver fatto un mestiere adrenalinico come il venditore di Bibbie door-to-door o il lattaio? Possibile, in particolare, che quelli di cui al punto 1) debbano avere sempre quell'aria scanzonata e strafottente del tipo quantomidivertoaprendereperilculoiclientitantononcapisconounamazza, che debbano sempre avere una macchinina sulla scrivania per dimostrare che sono bambini dentro e che per tutta la vita quando vedranno una Z penseranno sempre e soltanto a Zorro, che debbano sempre dichiarare che adorano le polpette della nonna ma nelle foto abbracciano mappamondi coloratissimi per far vedere che sono locali ma anche globali?
No, De Nutis non andò a caccia di idee. Cercò, anzi di evitarle intenzionalmente. Dedicò il pomeriggio ad una lunga, appagante navigazione che lo portò a rimbalzare da un sito di urbanistica visionaria ad uno di archeo-food, da un portale di fan dei Genesis ad una intervista amarcord a Bruno Conti. Ecco Bruno, pensò, ci vorrebbe una finta delle tue e un sinistro improvviso nel sette. Fine sessione. Fine sessione? One moment, please…. Livio recuperò con qualche fatica il sito di un architetto neozelandese che doveva lavorare per conto di un Ministero equivalente al nostro delle Pari Opportunità. Inquadrò il titolone "Benvenuti nella mia Città delle Donne", poi ne lesse avidamente il contenuto. Così, senza alcuna consapevole logica, per una semplice forma di spontanea curiosità da cazzeggio inconcludente. Livio, che si descriveva abitualmente come un sorprendente puzzle
di difetti, non si era mai negato, tuttavia, una certa predisposizione per l'intelligenza emotiva, e ancor più per quella associativa. Dove erano finite l'una e l'altra? E perché mai un pensiero laterale se non extra-laterale o del tutto periferico lo aveva riportato su quel sito? Da qualche parte ci doveva pur essere una risposta, un pensiero in agguato, magari anche solo un gioco di parole, o un'altra domanda acquattata in un angolo desueto delle sue meningi in grado di squarciare quel velo di apparente insensatezza…. Riguardò il sito: foto bellissime, grafica evocativa, scelte cromatiche azzeccatissime. Come contenuti, le esperienze a confronto di tante donne diverse (neurofisiologhe, psicologhe, ginecologhe, femministe, imprenditrici e donne in carriera, professioniste, scrittrici e giornaliste, impiegate, operaie, casalinghe, perfino un'astrologa cartomante). Tante domande personalizzate
e una in comune per tutte: Come dovrebbe essere la sua città ideale? Altrettante risposte, a volte scontate e allineate, a volte originali e creative, financo bizzarre e imprevedibili. Quindi un disegno: una specie di matrice di interessi/priorità urbanistiche al femminile. Livio si immaginava l'architetto mentre le shakerava tutte, quelle variabili e quelle risposte, per disegnare una mappa delle consonanze e delle difformità. A poco a poco la sua "città delle donne" prendeva corpo. Come diceva con enfasi nell'introduzione "un microcosmo di servizi ed attenzioni a misura di Eva e delle sue discendenti". Una città dalla parte delle donne, penso Livio. E perché non anche un'auto dalla parte delle donne, di più, un'auto un po' amica e un po'complice?
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