
Se sei Rom, ti tirano le pietre (quando va bene).
All'indomani di due fatti di cronaca molto diversi ma entrambi importanti, uno dei più diffusi quotidiani online mostrava contemporaneamente queste due immagini. Un bambino Rom del campo nomadi di Ponticelli (Napoli), subito dopo l'assalto con molotov e spranghe da parte di alcuni abitanti del quartiere decisi a cacciarli; un bambino italiano a S. Luca (RC) nella Giornata contro la ‘ndrangheta. Quello che mi ha colpito, tralasciando i fatti di cronaca, è la comunicazione visiva: il bambino italiano aveva il volto "protetto" da un trattamento grafico, quello Rom no. Se ve lo ripropongo qui, senza proteggerlo, non è perché è stato già visto da centinaia di migliaia di persone (mentre questo articolo sarà letto "solo" da qualche centinaio), ma perché sia più evidente la schizofrenia che rischia di colpire anche il mondo dell'informazione.
Ovvero l'accettazione più o meno inconsapevole che ci possano essere diritti (e persone) di serie A e di serie B. Eppure proprio l'Ordine dei Giornalisti, insieme alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e in collaborazione con "Telefono Azzurro", il 5 ottobre 1990 aveva varato la Carta di Treviso (ulteriormente modificata il 10 ottobre 2006). Il codice di deontologia dei giornalisti afferma infatti che "il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca". Anche la legge sulla Privacy (art. 52, comma 5°), non consente l'identificazione del minore e tanto meno la pubblicazione di foto di bambini, a meno che non serva per rintracciarli in caso di rapimento o scomparsa, come nel caso di Denise Pipitone. La sola eccezione che il Garante ha ammesso, su specifica richiesta dell' Ordine
dei giornalisti, è che "può ritenersi lecita, salvo casi assai particolari, la diffusione di immagini che ritraggano il minore in momenti di svago e di gioco". Ma questo non era certo il caso di Ponticelli! E allora delle due l'una: o si e trattato di una deprecabile svista, o qualcuno in Italia sta cominciando a perdere la bussola e qualcos'altro.
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