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Alessandro Rovinetti, Associazione italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale
Istituzioni, Cittadini, Comunicazione
Riservare una specifica attenzione alla comunicazione pubblica è la conferma di come questa disciplina sia ormai una realità con proprie strategie, strutture e professioni.
Soffocata per anni nelle spire della propaganda e dell'autoreferenzialità, a lungo sottovalutata se non ignorata, la comunicazione pubblica, a acominciare dagli anni '90, si è presa alcune significative "rivincite".
Ovviamente non solo di questi temi parleremo in questo spazio che sarà sempre libero e aperto all'intelligente contributo di tutti.
Ci confronteremo anche sulle principali questioni che attendono, da troppo tempo, risposte certe. Dal riconoscimento professionale alle facoltà di scienze della comunicazione, dalla legge 150 alle nuove tecnologie, agli aspetti "trasversali" di una disciplina chiamata ad agire in settori decisivi per lo sviluppo sociale e culturale del nostro Paese.
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Sognare o Sapere?
Da molto tempo svolgo attività di formazione per colleghi di Amministrazioni centrali e locali. In tutti questi anni ho potuto registrare, accanto ad una maggioranza di persone che partecipano perché vogliono capire o migliorare la propria condizione professionale, alcune tipologie, assolutamente minoritarie e marginali, tipiche di altrettanti stati d'animo presenti nel sistema pubblico. Si è cominciato all'inizio degli anni '90 con gli scettici, coloro che sapevano già come sarebbero andate a finire le riforme, ai quali fecero seguito gli entusiasti del proprio entusiasmo per continuare con coloro che ritenevano la loro presenza una concessione fatta alla propria Amministrazione e al proprio docente. Oggi si manifesta una nuova anche se ristretta categoria di discenti. Quelli che dopo la prima ora di lezione manifestano i primi segni di insofferenza per non aver ricevuto ricette miracolistiche per il loro lavoro; alla seconda
chiedono al docente di "farli sognare" forse confondendo la comunicazione con la nazionale di calcio e, alla terza reclamano dosi massicce di buone pratiche di altre Amministrazioni. Non so come altri docenti si comportino in questi frangenti. La mia personale posizione, da cui scaturisce anche una sorta di idiosincrasia per i racconti di realizzazioni eccezionali, è che la formazione non debba né consolare né, tanto meno, far sognare ma debba svegliare e far capire dove stanno le difficoltà e come affrontarle. La formazione non è né mai dovrà essere la via salvifica e indolore al cambiamento. Non ci si forma solo per conoscere la filiera di comando e concludere che le colpe stanno sempre al di sopra di noi. Questo vale ancor di più quando il tema trattato riguarda la comunicazione pubblica. La comunicazione illumina la strada da percorrere, ci aiuta ad evitare le sabbie
mobili della propaganda, ci tiene a debita distanza dalla comunicazione politica e dalla pubblicità ma, anche per questo, richiede un impegno continuo, una volontà di cambiare per farne davvero un elemento strategico al servizio dei cittadini e delle Amministrazioni. Ridurla al racconto di effetti speciali, di servizi miracolosi, di cambiamenti travolgenti è un po' prendere e prendersi in giro. Non è compito della comunicazione pubblica o meglio, non è solo suo compito, cambiare regole procedure e servizi. Ma è compito della comunicazione pubblica affrontare le inefficienze e collaborare per costruire, per quanto le compete, organizzazioni più efficaci e servizi di qualità Proprio per questo non la si deve ridurre ad una tecnica o ad una serie di consolanti regolette. La comunicazione pubblica è disciplina giovane e più di altre esposta ai venti della supponenza e dell'improvvisazione. È materia destinata
a creare i futuri professionisti pubblici e quindi va trattata con attenzione e competenza se si vuole evitare di creare illusioni dentro e fuori le nostre Istituzioni. Questi ed altri temi saranno al centro degli "Stati Generali della Comunicazione pubblica in Italia e in Europa" che l'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale ha convocato a Bologna dal 6 all'8 ottobre prossimo nella suggestiva cornice medioevale di Palazzo Re Enzo. Intanto facciamo nostra la considerazione dell'omino che in una celebre vignetta di Altan guarda sconsolato davanti a sé dicendo:"non fateci sognare, svegliateci".
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