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I consulenti presso le pubbliche istituzioni.

15 Lug 2009

I consulenti presso le pubbliche istituzioni.
Leggiamo sul bilancio 2008 della Protezione Civile italiana che tra i suoi numerosi consulenti (certamente tutti utili e fondamentali per assicurare operatività all'istituzione guidata da Guido Bertolaso) non c'è solo il "consulente in strategie e tecniche dell'informazione, di immagine e divulgazione della cultura della protezione civile (104.000 € annui)" o il "consulente per le attività di comunicazione visiva il cui compito è quello di comunicare con le immagini (74.000 € annui), ma c'è anche un professionista che ha il compito di "coadiuvare il Capo del Dipartimento nelle attività legate all'iter parlamentare dei provvedimenti legislativi (80.000 € annui)". Ecco, il lobbysta di Bertolaso, appunto. Ma è giusto che un organismo che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri si doti di un lobbysta? Non dovrebbe forse applicare leggi, decreti e regolamenti senza influire sull'impianto degli stessi prima che vengano votati, approvati e pubblicati in Gazzetta ufficiale. Perché seguire direttamente l'iter parlamentare, e di quali provvedimenti?, Con quale missione viene mandato alla Camera ed al Senato l'uomo (o la donna) di Bertolaso? Un dipartimento pubblico, dotato di un grandissimo potere emergenziale non dovrebbe essere sottoposto a maggior controllo da parte della Corte dei Conti, o di un'autorità di controllo? Ci facciamo queste domande ricordando ai nostri lettori che dell'esigenza di regolamentare l'attività dei lobbysti si parla da anni. In molti paesi europei chi si occupa (e preoccupa) di orientare le decisioni del Parlamento lo fa alla luce del sole, con tanto di badge colorato e senza sotterfugi. In Italia l'argomento è sempre stato tabù e solo da qualche anno pochi volonterosi cercano di sostenere l'idea che una legge che regoli queste attività sia molto meglio della giungla. In fondo fare il lobbysta è una professione come un'altra. Basta che sia alla luce del sole, che i clienti per i quali si lavora siano riconoscibili e che il tutto si svolga nella massima trasparenza. Nell'incertezza di compiti, ruoli ed incarichi gli attuali "consulenti in relazioni istituzionali" (alias lobbysti) possono far parte di tutt'altre categorie e magari strapazzare le regole etiche del propri ordini professionali (è il caso di qualche giornalista in pensione ma rimasto iscritto alla Associazione della stampa parlamentare) senza che nessuno possa dire nulla. Tra i sostenitori delle regole certe c'è la senatrice Mariapia Garavaglia del PD, che ha presentato nei mesi scorsi una proposta di legge sulla trasparenza della lobby "all'insegna della semplicità e dell'efficienza". Il documento, non ancora messo in discussione, ricalca in parte il provvedimento proposto alle assemblee legislative (ed andato al macero per la chiusura anticipata della legislatura) dall'allora ministro per l'attuazione del programma, il prodiano Santagata. Poche le proposte di legge presentate in questa Legislatura: una dal deputato Antonio Milo, del gruppo Misto MpA ed un'altra di Pino Pisicchio dell'Italia dei Valori. E dello stesso partito anche una proposta di legge complessiva che detta le "Disposizioni per il contenimento della spesa degli organi istituzionali e per la trasparenza delle attività di rappresentanza politica, sindacale e di relazione istituzionale" a firma di Silvana Mura. "L'esigenza di disciplinare l'attività di lobby ai fini della trasparenza nel rapporto con il legislatore e la Pubblica Amministrazione - ha dichiarato la senatrice Garavaglia - è sempre più sentita nel nostro Paese, anche a tutela degli attori del processo decisionale pubblico e degli stessi professionisti che svolgono tale attività." "Nella proposta di legge che ho presentato al Senato mi sono ispirata a criteri di semplicità ed efficienza, ma anche all'obiettivo di facilitare l'accesso delle aziende e degli enti all'attività legislativa e amministrativa. Con un pizzico di buona volontà da parte di tutti potremo colmare presto questa lacuna della nostra legislazione con una buona legge". Il DDL Regolamentazione dell'attività dei Consulenti in relazioni istituzionali presso le pubbliche istituzioni codifica la facoltà per imprese ed enti pubblici di avvalersi di persone e organizzazioni che svolgano l'attività di lobby, anche in forma non esclusiva, purché accreditati con le modalità in esso previste. Il ddl introduce, inoltre, la definizione di "Consulente in relazioni istituzionali" e i suoi ambiti di attività facendo altresì obbligo a chi li utilizza, anche temporaneamente, di darne trasparenza all'interno dei contratti e di dare comunicazione, ad ogni istituzione interessata che ne faccia richiesta, della natura e degli scopi dell'incarico, nonché delle persone incaricate di darne esecuzione. La modalità scelta per l'accredito dei "Consulenti" evita di fare di questi professionisti un circolo chiuso. Viene infatti introdotto un apposito registro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'accredito delle Organizzazioni e dei singoli Consulenti consultabile on-line, con facoltà di iscrizione e recesso sempre aperti. "Il DDL per la regolamentazione delle attività di lobby presentato dalla senatrice Mariapia Garavaglia - ha affermato Massimo Gargiulo, Presidente di Burson Marsteller Italia - si connota per semplicità ed efficienza e risponde pienamente alle richieste di trasparenza nel rapporto con il legislatore e la Pubblica Amministrazione, rifuggendo dai luoghi comuni che accompagnano spesso tale tipo di attività". Ci sarà una nuova legge prima della diciassettesima legislatura? Noi non lo sappiamo di certo, ma intento Guido Bertolaso saprà come regolarsi.

Di Antonio Riva
Amministratore Delegato di Ferpress srl
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