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E l'i-Phone sbarca in Parlamento, ma sul banco degli imputati (per prezzi). Ma la risposta è netta: in Italia costa meno.

05 Mag 2009

E l'i-Phone sbarca in Parlamento, ma sul banco degli imputati (per prezzi). Ma la risposta è netta: in Italia costa meno.L'onorevole Luca Bellotti interroga il Presidente del Consiglio dei ministri che non risponde. In sua vece risponde il sottosegretario Romani. L'Italia, dice l'esponente del PdL, è troppo spesso famosa per avere tariffe che gravano sul consumatore molto al di sopra rispetto ad altre nazioni europee ed una tale situazione non si scaricherebbe sul cittadino soltanto nelle spese delle utenze per servizi pubblici, in cui i rincari sono all'ordine del giorno e, come nel caso dell'energia, rappresentano un serio freno al dinamismo dell'economia nazionale, ma si spingerebbero anche al settore privato dove, a causa di una concorrenza spesso soltanto nominale, con accordi sia orizzontali che verticali, i gestori di servizi di pubblica utilità apprezzano la libertà del mercato soltanto per liberarsi dal controllo dello Stato e curare i loro interessi a danno degli utenti. E se lo Stato, affonda Bellotti, si è dimostrato abbastanza sensibile al tema delle liberalizzazioni negli scorsi anni, più di qualche interrogativo destano le modalità che si sono adottate per realizzarle, soprattutto per ciò che concerne quei servizi che, seppure ormai indispensabili ai consumatori come la telefonia mobile, vedono pochi attori economici come protagonisti del mercato; una tale situazione ha trovato inoltre eloquente dimostrazione nel modo in cui uno dei più innovativi e richiesti sistemi di telefonia mobile, l'i-Phone, è approdato sul mercato italiano; Dopo aver ricordato che già "l'Antitrust ha avuto modo di rilevare, aprendo un fascicolo, come la scelta dei due operatori che detengono l'80 per cento del mercato italiano, possa dare adito a più di qualche perplessità circa la correttezza dell'azione di concessione dell'esclusiva sul mercato italiano da parte della Apple e che i due operatori, Tim e Vodafone, hanno mostrato di approfittare subito del vantaggio stabilendo prezzi e tariffe esose e curiosamente pressoché identiche, lasciando adito a più di qualche dubbio circa la possibilità che queste siano state fissate in un regime di concorrenza, Bellotti ricorda che ciò che colpisce e irrita i consumatori è la grande differenza che corre tra i prezzi dell'apparecchio sul mercato nazionale e quelli di altri Stati europei e internazionali." Secondo quanto dichiarato da Carlo Pileri, presidente dell'Adoc, in un comunicato riportato sul sito della stessa associazione, «il prezzo praticato in Italia da parte dei due gestori "profuma" di cartello. Da noi il modello base dell'i-Phone 3G costa 499 euro, il 300 per cento in più degli Usa, dove viene venduto a 199 dollari, pari a 125 euro, e il 137 per cento in più che in Inghilterra, acquistabile a 210 euro»; secondo Pileri «anche le tariffe di abbonamento sono più elevate: da noi la media è 88 euro al mese, nel Regno Unito si spende il 33 per cento in meno (66 euro), negli Usa il 179 per cento in meno (31,5 euro). In Svizzera si spendono solo 25 euro di media al mese, pari al 252 per cento in meno». Ed anche guardando alla comparazione di prezzi curati dal Corriere della Sera, salta all'occhio la disparità tra prezzi italiani e stranieri: per fare qualche esempio la tariffa massima, quella che consente con Vodafone e Tim di ottenere l'i-Phone modello base gratuitamente, costa rispettivamente 180 e 200 euro mensili, mente nel Regno Unito appena 94 euro. Colpisce il parlamentare "i limiti di traffico voce, sms e dati compresi con l'esborso di questa importante cifra: soprattutto per ciò che concerne il traffico dati, che è indispensabile ad una piena funzionalità dell'apparecchio ed è pertanto il più oneroso, esso risulta limitato a 5 GB per Tim e addirittura per Vodafone a 1 solo GB, mentre per le tariffe massime applicate nel Regno Unito, Olanda e Stati Uniti esso è illimitato e ricorda che qualsiasi persona abbia una minima familiarità con il mondo di Internet può calcolare, come rileva un articolo apparso sul sito Salvagente che «considerando che un file musicale "pesa" 3 MB, e una decina di minuti per un video su YouTube, di scarsa qualità, arriva a 25 MB, basta, nell'arco di una giornata, vedere un video e ascoltare una decina di file musicali al giorno per esaurire il consumo consentito da entrambi gli operatori». Ciò che colpisce maggiormente - termina Bellotti- è come la differenza di prezzi gravi estremamente sulle giovani generazioni che sembrano particolarmente attratte dalla telefonia mobile e dall'i-Phone in particolare, apparendo necessario un intervento di larga portata che vada a sanare questa intollerabile mancanza di concorrenza che, nel caso di specie come in altri, e soprattutto nelle tariffe, comportano un esborso iniquo per il cittadino italiano, circa un servizio che è divenuto ormai necessario sia nell'ambito sociale sia in quello lavorativo". L'interrogazione termina chiedendo: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda attivare il Garante per la sorveglianza dei prezzi per un'istruttoria relativa alle vicende in questione, sollecitando in tale sede gli operatori ad abbassare le tariffe di un bene che, come l'i-Phone, rappresenta certamente l'ultima frontiera nel mondo delle telecomunicazioni e che pertanto dovrebbe essere patrimonio di una platea più vasta di consumatori, in modo da rendere disponibile anche ai cittadini meno abbienti l'utilizzo delle nuove tecnologie; se il Governo intenda assumere iniziative normative per incrementare il numero degli operatori del settore onde rendere comunque possibile un'effettiva concorrenza nel mercato. (4-00800) La risposta del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Paolo Romani. Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame e sulla base degli elementi forniti dalle direzioni generali competenti, si comunica quanto segue. L'i-Phone viene distribuito in Italia dalla Telecom Italia spa e da Vodafone Italia N.V a partire da luglio 2008, sulla base di un contratto con Apple che non prevede forme di esclusiva, per cui la Apple resta libera, qualora lo ritenga opportuno, di rivolgersi ad altri soggetti per acquisire nuovi canali di distribuzione sul mercato italiano. Questo non accade in tutta Europa, dove vi sono mercati in cui tale terminale è distribuito da un unico operatore. Si può affermare, quindi, che la distribuzione del bene in Italia è «multi-canale» e competitiva, anche alla luce delle valutazioni dell'Autorità antitrust, a seguito dell'esposto presentato da un'associazione di consumatori, la quale ha ritenuto che non vi erano elementi per avviare un'istruttoria per abuso di posizione dominante. Per quanto riguarda l'offerta tariffaria collegata alla commercializzazione del terminale i-Phone, la società Apple ha imposto ai propri partners contrattuali che le proposte commerciali non fossero peggiorative rispetto a quelle applicate a modelli e/o offerte di prodotti similari. I piani tariffari proposti dalle società Vodafone Italia N.V e Telecom Italia sono le cosiddette offerte «tuttocompreso», basate sulla corresponsione di canoni mensili, che per la navigazione in Internet risultano essere inferiori rispetto alle altre offerte presenti sul mercato sull'utilizzo frequente delle applicazioni Internet, che caratterizzano l'essenza del terminale in questione. Fra l'altro i primi dati sull'utilizzo dell'i-Phone per la navigazione in Internet confermano che l'attuale soglia promozionale (2 Giga di traffico al mese) rispecchia e supera di molto la capacità di un utilizzatore medio e, comunque, prevengono quei picchi di utilizzo anomalo della rete da parte di singoli clienti, che rischiano di compromettere la fruizione del servizio di accesso dati da parte del resto dei clienti. Considerando, inoltre, il diverso contesto competitivo in cui il terminale è commercializzato ed in cui si vengono a trovare gli operatori che lo offrono sul mercato, non è possibile fare confronti con gli altri Paesi. È certamente vero che in USA il prezzo del terminale è pari a 199 euro, ma occorre considerare che si tratta di un'offerta collegata ad un contratto con un operatore e con un vincolo contrattuale di 24 mesi, non comparabile, dunque, al prezzo praticato in Italia per il terminale «libero». Anche in Svizzera il prezzo del terminale è inferiore a quello in Italia, ma al prezzo più basso è associato un canone mensile da corrispondere all'operatore che, a differenza delle offerte italiane, non include alcun consumo per i servizi. È possibile, dunque, affermare che l'i-Phone in Italia viene venduto ad un prezzo più accessibile rispetto ad altri Paesi, che è completamente libero ed utilizzabile da clienti di diversi operatori, che è abbinato a piani tariffari molto variegati e che prevede offerte per la navigazione in Internet estremamente convenienti. Occorre, infine, osservare che non sono pervenute al Garante per la sorveglianza dei prezzi segnalazioni che lamentassero l'eccessivo costo di acquisto dell'i-Phone o dei servizi ad esso connessi. Lo stesso i-Phone è un prodotto suscettibile di variazione del prezzo, anche in base «alla moda» del momento e proprio per questo esiste un'ampia sostituibilità sul mercato, con la conseguente concorrenzialità di costi e condizioni.

Di Antonio Riva
Amministratore Delegato di Ferpress srl
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