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Sindrome di Nimby (Not in my back yard), centrali nucleari, annunci, revisioni, elezioni. Niente di nuovo sotto il sole.

02 Feb 2009

Sindrome di Nimby (Not in my back yard), centrali nucleari, annunci, revisioni, elezioni. Niente di nuovo sotto il sole.Capitolo primo Dice il ministro Scajola il 3 ottobre scorso: " Il governo intende procedere per giungere alla 'posa della prima pietra' di un primo gruppo di centrali nucleari entro il 2013. Il nucleare è l'unica fonte in grado di garantire la produzione di elettricità su vasta scala, a costi competitivi e senza emissioni di gas serra, ed è necessario riportare dalle Regioni all'esclusiva competenza statale le tematiche energetiche, a partire da quelle nucleari". La linea sembrava chiara, decisionista, improntata al "fare e non al parlare a vuoto". Musica per le orecchie di vecchi e nuovi nuclearisti tutti impegnati a denunciare l'irrazionalità di amministrazioni e forze politiche locali, in grado di dire solo dei no e di non sostenere la costruzione di centrali. Le parole di Claudio Scajola non lasciano spazio a dubbio alcuno: "Il problema energetico è un problema europeo che non può essere affrontato a livello regionale. Bisogna riportare tutto a livello centrale, altrimenti non si riesce a fare niente. È necessario riparare a un errore madornale del passato, ossia quello della legislazione concorrente tra Stato e regioni in materia energetica. Dobbiamo ridare al governo centrale l'esclusiva competenza sull'energia". E, nel filone del presidente del Consiglio, annunciava che "vedo con piacere dai sondaggi che gli italiani hanno capito che il nucleare è sicuro, che garantisce l'ambiente, che ha costi inferiori e dà benefici alle popolazioni dove viene allocata la centrale". Poi il ministro, ricordando i passaggi verso il nucleare da parte dell'Italia annuncia: "Entro fine anno - ha spiegato - individueremo i siti, poi nascerà la nuova Agenzia per la sicurezza nucleare che dovrà seguire passo passo la costruzione delle centrali, mentre a fine legislatura puntiamo a mettere la prima pietra della prima centrale". Entro il 2020, ha concluso Scajola, "dovremo avere circa il 25% d'energia dal nucleare". Siamo nel settembre e nell'ottobre scorso a Genova, la sua regione, dove parla ad un congresso sindacale ed a Capri pochi giorni dopo di fronte ai giovani di Confindustria. L'uscita suscita cori di approvazione da parte di Confindustria e della gran parte dei giornali. Capitolo secondo Siamo a fine gennaio. Ci sono le elezioni regionali in Sardegna ed il ministro Scajola è a Cagliari per incontrare i vertici di Confindustria e presentare i progetti del suo dicastero. I giornalisti arrivano a frotte, si parla dello sviluppo sardo e qualcuno fa una domanda sul nucleare: "Verranno costruite centrali e siti per stoccaggi di scorie in Sardegna?". Il ministro risponde: "Non spetta al governo decidere dove saranno costruite le centrali nucleari, ma saranno gli enti locali, con le società che intendono investire in energia, a valutare le condizioni di sicurezza e, con i benefici sulle popolazioni, quali saranno le collocazioni. Non mi pare che qualcuno abbia parlato di collocare una centrale nucleare in Sardegna". "C'è molta ignoranza sul tema del nucleare", ribadendo che entro il 2020 si prevede di costruire la prima centrale nucleare in Italia. Dove? Meglio evitar di fare nomi, ma le elezioni sarde incombono e se "nulla è da escludere, credo che ogni valutazione debba essere fatta dai territori, secondo le convenienze e le condizioni di sicurezza, ma io non ho mai sentito parlare di una ipotesi sarda". Capitolo terzo Il gioco dell'oca nucleare riparte dalla prima casella: un po' a destra con il decisionismo di Genova (dove nessuno pensa di mettere centrali nucleari), un po' a sinistra, con la frittata rivoltata di Cagliari dove si arriva a dire: "Mi farebbe paura un Governo che impone dove costruire le centrali", "se la Sardegna rientrasse nei requisiti molto rigidi e nei piani di sicurezza e se le popolazioni sarde, i comuni e la regione volessero una centrale, nessuno lo impedirebbe".

Di Antonio Riva
Amministratore Delegato di Ferpress srl
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