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Per la neutralità della rete.

04 Set 2006

Per la neutralità della rete.Il decreto Bersani, che si è occupato di liberalizzare i servizi erogati da diverse categorie, ha provocato un'accesa discussione che riguarda interessi economici e possibili rendite di posizione a scapito del libero funzionamento del mercato. L'Italia non può permettersi freni alla crescita e all'innovazione. Una considerazione che vale non solo per i taxisti, i farmacisti, i notai, ma dovrebbe, a maggior ragione, valere per le Tlc e in particolare per lo sviluppo di Internet.La questione della "neutralità di Internet" è tutto fuorché tecnica: riguarda proprio libero funzionamento del mercato, interessi economici e possibili rendite di posizione. Ma ha anche a che fare con la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni, sale della democrazia e della trasparenza negli affari.Negli Stati Uniti, nelle ultime settimane, il dibattito sulla neutralità della rete rispetto ai contenuti che vi transitano si è infuocato: i principi del Primo emendamento e del libero mercato contro la lobby della banda larga, che difende gli interessi di bottega agendo secondo logica economica, e tiene il Congresso sotto scacco. La questione è in arrivo anche da noi.Cos'è la "net neutrality"Net neutrality, ovvero la neutralità della rete. Stiamo parlando della rete Internet e della neutralità dell'infrastruttura trasmissiva rispetto ai contenuti che vi transitano sopra."Una rete neutrale" identifica una rete che non discrimina i pacchetti (le informazioni) e li gestisce con lo stesso concetto "Fifo" tipico della contabilità. Fifo sta per "First in, first out". Chi prima arriva, prima viene servito. Non esistono priorità assegnate al trasporto di certe informazioni rispetto ad altre. La rete è come una autostrada. Una autostrada neutrale tratta tutte le macchine alla stessa stregua. Una rete non neutrale potrebbe voler dire avere il telepass, un limite di velocità differente, corsie riservate solo per le Fiat, ad esempio. Vorrebbe dire far andare piu' piano le altre marche.Il problema, nel recente passato, non si poneva: i modi di uso della rete non richiedevano requisiti particolari. Si inviava una mail e se questa arrivava dopo 10 secondi o dopo un minuto, poco male. Una pagina web visualizzata con qualche secondo di ritardo, non creava scandaloOggi non è piu' così. O meglio, non è piu' solo così. Il nuovo mercato del Voip (Voice over Ip, la telefonia su internet) e dei contenuti video (Ip-tv) sta letteralmente esplodendo. Perché ciò possa accadere occorre un'infrastruttura di rete veloce. Sempre veloce. I ritardi non sono piu' consentiti. Distruggono i servizi offerti. Dunque, nasce la necessità di una rete non neutrale. I pacchetti che usano il protocollo Voip o Ip-tv devono andare veloci. A scapito di altri, ovviamente. E fin qui non c'è alcun problema.Una rete che dà priorità solo in base alla tipologia dei pacchetti (quelli dell'audio e del video vanno piu' veloci di altri) ottimizza le performance senza creare problemi. è un modello "meritocratico".Si parla di rete non neutrale quando dà priorità ai pacchetti di un operatore rispetto agli stessi pacchetti di un altro operatore. Una sorta di modello di avanzamento dei pacchetti non per merito, ma per raccomandazione.Eccovi intanto, in inglese, due video esplicativi, uno a favore e uno contro la net neutrality.Cosa sta succedendo? Le reti (come infrastruttura) costano, e sono di proprietà degli operatori che vorrebbero poterle rendere non neutrali, ovvero dare priorità ai proprio servizi a scapito degli altri, in taluni casi negando addirittura accesso ad altre risorse di rete.Proviamo a capire meglio. Una gran fetta della infrastruttura di rete in Italia è di Telecom Italia (soprattutto per quello che riguarda "l'ultimo miglio", ovvero il collegamento della casa dell'utente alla rete). Se la rete non fosse neutrale, Telecom potrebbe rallentare, anche fino a renderli inutilizzabili, i servizi di operatori telefonici Voip differenti, come Skype, ad esempio. Oppure potrebbe chiedere a Microsoft un pagamento per far andare il suo sistema di chat Messenger alla stessa velocità del proprio o di uno concorrente, oppure potrebbe inibire il collegamento a siti di operatori concorrenti.Un provider di banda larga non neutrale potrebbe decidere di discriminare o rallentare per ragioni commerciali il viaggio di contenuti che "non gli convengono". In Usa ci sono già stati i primi casi.Chi è a favore e chi contro?Sono a favore di una rete neutrale Google, Amazon, e-bay, Skype. Sono a favore tutti quegli operatori che fanno business, dando servizi a valore aggiunto che transitano sulle reti. Questi operatori hanno paura di dover condividere una parte del loro fatturato con le Telecom Company. Sono a favore delle neutralità della rete i consumatori che non vogliono vedere discriminazioni in quello che possono guardare. Per fare un esempio, vi piacerebbe acquistare un televisore che vi fa vedere bene solo alcuni canali?Sono a favore tutti coloro che hanno a cuore la libertà di informazione.Sono contrari alla network neutrality tutti gli operatori di telecomunicazioni.Non è che sono cattivi. Cercano solo ulteriori profitti. Il timore è quindi che Internet possa rimanere vittima di gruppi di interesse che, facendo leva sul proprio potenziale economico, potrebbero limitare sia l'accesso ai servizi, sia i competitori, consolidati o nuovi."Le reti a banda larga aperte sono d'importanza vitale per la nostra società, per la futura crescita economica, per il settore high-tech e per il diritto ad un'informazione libera da censure o controlli. Anche se una policy di non discriminazione dovesse imporre qualche lieve aggravio agli operatori dei network, queste preoccupazioni micro-economiche impallidiscono di fronte ai benefici macro-economici derivanti alla società e all'economia complessiva nel mantenere aperta Internet". (1)Negli Stati Uniti alcuni provvedimenti della Corte Suprema hanno parificato i provider di banda larga a quelli di tv via cavo. Con il risultato che alcune compagnie telefoniche proprietarie anche delle infrastrutture di trasmissione hanno cominciato a "rallentare" la telefonia via Internet. In un primo momento sembrava che la "politica" si schierasse a favore della neutralità, ma poi la prima fumata è stata nera.L'8 di giugno i grandi interessi delle Telecom Company hanno segnato una vittoria nei confronti della libertà della rete: con 269 voti contro 152 la rappresentanza repubblicana ha fatto passare alla House of Representatives il Cope, Communications Opportunity, Promotion and Enhancement Act, senza accettare i principi di network neutrality.La battaglia in Senato è appena iniziata.E in Italia? La richiesta di far restare la rete libera non significa la richiesta di rete "gratuita" come hanno correttamente scritto Tim Berners-Lee (inventore del www) nell'articolo "Net Neutrality: This is serius" e Susan Crawford sul suo blog:"We may need to pay back the cablecos and telcos for their reasonable costs of building these broadband networks. But we should not let them control our future. The best and richest future for all of us is the unpredictable future".Può essere tollerato che un operatore "imponga" o favorisca l'uso di determinati servizi a scapito di altri? Può una autostrada discriminare una marca di autovetture rispetto a un'altra?No, a nostro giudizio. Al di là delle implicazioni di natura economica, cosa succederebbe se una rete iniziasse a discriminare contenuti "non graditi" di natura politica o religiosa?In Italia, si discute ancora poco della questione, ma ci aspettiamo che il ministro Gentiloni oltre che della liberalizzazione del mercato televisivo, si occupi anche di sventare i pericoli di una monopolizzazione della rete.Qualche mese fa un gruppo di operatori telefonici dominanti nei propri paesi di origine (tra di loro Deutsche Telekom e Telecom Italia) si è già rivolto alla Commissione europea sollevando il tema della net neutrality.Se l'autorizzazione alla costituzione di "corsie preferenziali" fosse concessa, nel contesto italiano non sarebbero da sottovalutare le opportunità (o i rischi, dipende da che parte si sta) della non neutralità per l'evoluzione della convergenza multimediale. Per esempio, per quanto riguarda la televisione via Internet non ci sarebbe piu' bisogno di leggi Mammì e Gasparri per consolidare posizioni dominanti, basterebbe semplicemente raggiungere un accordo di esclusiva con chi controlla l'infrastruttura a banda larga.Ci auguriamo quindi che il segnale dato dal pacchetto Bersani (come ben espresso in questo editoriale di Francesco Giavazzi) si concretizzi anche in specifiche prese di posizione per una sempre piu' decisa salvaguardia della libertà della rete.(1) Tratto da Public Knowledge.

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